lunedì, 18 dicembre 2006

“There will be no loyalty, except loyalty to the Party. There will be no love, except for love for Big Brother. There will be no laughter, except for laugh of triumph over a defeated enemy… if you want a picture of the future, imagine a boot stamping on a human face – for ever.”


1984, G. Orwell

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mercoledì, 13 dicembre 2006

"Emma Woodhouse, prestante, sagace e ricca, con una dimora confortevole e una felice disposizione d'animo, pareva riunire in sé alcuni dei maggiori vantaggi dell'esistenza; ed era vissuta in questo mondo per quasi ventun anni con pochissimi motivi di angustia e di irritazione.

Era la minore delle due figlie di un padre affettuosissimo e indulgente e, in seguito al matrimonio della sorella, aveva assunto assai presto il ruolo di padrona di casa. Da troppo anni perché lei potesse ricordarne poco più che vagamente le carezze le era morta la madre e il suo posto era stato occupato, in qualità di governante, da una donna eccellente, il cui affetto era stato di ben poco inferiore a quello di una madre.

Erano sedici anni che la signorina Taylor faceva parte, più come amica che come governante, della famiglia del signor Woodhouse ed era molto affezionata a entrambe le ragazze, ma ad Emma in modo particolare. Tra loro due c'era quasi un'intimità da sorelle. Ancora prima che la signorina Taylor avesse cessato di esercitare la sua funzione nominale di governante, la mitezza del suo carattere non le aveva quasi mai consentito di imporre delle restrizioni, ed essendo ormai da tempo svanita l'ombra di ogni autorità le due donne vivevano insieme come due amiche molto devote l'una all'altra ed Emma faceva esattamente ciò che le garbava; pur avevndo una grandissima stima delle opinioni della signorina Taylor, seguiva soprattutto le proprie.

I reali problemi della situazione di Emma erano insiti nel poter fare troppo facilmente ciò che voleva e nell'essere portata a pensare un po' troppo bene di se stessa; questi erano gli svantaggi che minacciavano di inquinare i suoi molti piaceri. Il pericolo, tuttavia, era al momento talmente poco percettibile che quegli svantaggi non venivano considerati, da lei, come calamità.

Quando sopravvenne un dispiacere - un blando dispiacere - non si manifestò come consapevolezza di qualcosa di sgradevole: la signorina Taylor si sposò"


Jane Austen, "Emma"

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mercoledì, 22 novembre 2006

VOLVER di Carlos Gardel


Yo adivino el parpadeo

de las luces que a lo lejos

van marcando mi retorno.



Son las mismas que alumbraron

con sus pálidos reflejos

hondas horas de dolor.



Y aunque no quise el regreso

siempre se vuelve

al primer amor.



La vieja calle

donde me cobijo

tuya es su vida

tuyo es su querer.



Bajo el burlón

mirar de las estrellas

que con indiferencia

hoy me ven volver.



Volver

con la frente marchita

las nieves del tiempo

platearon mi sien.



Sentir

que es un soplo la vida

que veinte años no es nada

que febril la mirada

errante en las sombras

te busca y te nombra.



Vivir

con el alma aferrada

a un dulce recuerdo

que lloro otra vez.



Tengo miedo del encuentro

con el pasado que vuelve

a enfrentarse con mi vida.



Tengo miedo de las noches

que pobladas de recuerdos

encadenen mi soñar.



Pero el viajero que huye

tarde o temprano

detiene su andar.



Y aunque el olvido

que todo destruye

haya matado mi vieja ilusión,



guardo escondida

una esperanza humilde

que es toda la fortuna

de mi corazón.



Volver

con la frente marchita

las nieves del tiempo

platearon mi sien.



Sentir

que es un soplo la vida

que veinte años no es nada

que febril la mirada

errante en las sombras

te busca y te nombra.



Vivir

con el alma aferrada

a un dulce recuerdo

que lloro otra vez.


 


(e dal film Volver di Almodovar)

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giovedì, 16 novembre 2006

Nessuna religione ha mai finora contenuto, né direttamente né indirettamente, né come dogma né come allegoria, una verità.


Nietzsche, Friedrich Umano, troppo umano. (pagina 91 edizione adelphi)

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giovedì, 19 ottobre 2006

Dicen que por las noches nomas se le iba en puro llorar
Dicen que no comía, nomás se le iba en puro tomar
Juran que el mismo cielo se estremecía al oir su llanto
Como sufrió por ella que hasta en su muerte la fue llamando.

Ay, ay, ay, ay, ay, cantaba
Ay, ay, ay, ay, ay, gemía
Ay, ay, ay, ay, ay, lloraba
De pasión mortal moría.

Que una paloma triste muy de manana le va a cantar
A la casita sóla con sus puertitas de par en par
Juran que ésa paloma no es otra cosa más que su alma
Que todavía la espera, a que regrese la desdichada.

Cucurrucucu, paloma,
Cucurrucucu, no llores,
Las piedras jamás, paloma
iQue van a saber de amores!
Cucurrucucu, cucurrucucu,
Cucurrucucu, paloma, ya no le llores..

postato da rudido, 12:07 | link | commenti

mercoledì, 11 ottobre 2006

La morte ci deve trovare vivi

(saggezza popolare)

postato da rudido, 14:04 | link | commenti (2)

mercoledì, 06 settembre 2006

cio' che per il bruco e' la fine del mondo  
per il resto del mondo è una bella farfalla

Lao-Tzu    

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domenica, 26 marzo 2006

Un guanto precipitò da una mano desiderata
a toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già troppo in ritardo,
e stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano e tutta la compagnia
e chissà se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano e restava la nostalgia
e il guanto e la sua padrona scivolavano via
e il guanto e la sua padrona pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori si struggeva l'amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d'erba, non era estate, nè primavera.
E non sembrava nemmeno autunno però l'inverno non esisteva.
E non sembrava nemmeno autunno perchè l'inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca con un mezzo marinaio
vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare:
era il guanto che rischiava di annegare,
era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
per il guanto restituito alla banalità dei cuori,
ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
E chissà se si può capire.
Che milioni di rose non profumano mica
se non sono i tuoi fiori a fiorire,
se i tuoi occhi non mi fanno più dormire.


Era la notte di quel brutto giorno, i guanti erano sconfinati,
come l'incubo di un assassino o i desideri dei condannati.
Dietro al guanto maggiore la luna era crescente
e piccoli guanti risalivano la corrente
e piccoli guanti risalivano la corrente.
Fino al Capo dei sogni e alla riva
del letto dell'innocente che dormiva.
Un mostro sconosciuto osservava non osservato
sopra a un tavolo il guanto incriminato
sopra al tavolo un guanto immacolato.


E il guanto fu rapito in una notte d'inchiostro
da quel mistero chiamato amore
da quell'amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani si protesero a trattenerlo.
Il guanto era già nascosto dove nessuno può più vederlo,
il guanto era già lontano quanto nessuno può più saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì di festa
e le onde di tutti i mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma.
Il guanto era volato più alto della luna.
Il guanto era volato più leggero di una piuma.


Oltre il luogo e all'azione e al tempo consentito,
e all'amore e le sue pene.
Il guanto si era già posato in quel quadro infinito
dove Psiche e Cupido governano insieme
dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

F. De Gregori - Un guanto

 

postato da rudido, 20:24 | link | commenti (3)

martedì, 29 novembre 2005

"Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore, non è il mio mestiere.
Non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile. Ebrei, ariani... uomini neri e bianchi.
Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre. Dovremmo godere solo della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro.
In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi.
La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori. Ha precipitato il mondo nell'odio. Ci ha condotto a passo d'oca tra le cose più abiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici. L'avidità ci ha resi duri e cattivi.
Pensiamo troppo e pensiamo poco.
Più che macchinari ci serve umanità. Più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza questa qualità la vita è violenza, e tutto è perduto.
L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nel uomo. Reclama la fratelanza universale. L'unione dell'umanità.
Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo. Milioni di uomini, donne e bambini... disperati. Vittime di un sistema che impone agli uomini di imprigionare e torturare gente innocente.
A coloro che mi odono io dico: non disperate. L'avidità che ci comanda è solo un male passeggero. L'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano.
L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa.
Soldati, non cedete a dei bruti!
Uomini che vi disprezzano e vi sfruttano!
Uomini che vi dicono come vivere! Cosa fare, cosa dire, cosa pensare!
Che vi reggimentano! Che vi condizionano!
Vi trattano come bestie!
Non vi consegnate a questa gente senza un'anima!
Uomini macchina! Con macchine al posto del cervello e del cuore!
Voi non siete macchine! Voi non siete bestie!
Siete uomini!"

(Il Grande Dittatore, di Charlie Chaplin)

postato da Rupert, 01:49 | link | commenti (3)

mercoledì, 09 novembre 2005

Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.
 
Alessandro Baricco - Castelli di rabbia

postato da Elisaday, 17:42 | link | commenti (2)